UNISCI!!

DIALOGO N. 1

Ore 9.00

Ciao Cristina

Ciao collega psicologa.

Ti ho mandato una mail con il testo da utilizzare per pubblicizzare il gruppo che parte la settimana prossima. Riesci a pubblicarlo sui social oggi?

Si certo. Lo faccio subito

CRESCERE INSIEME, gruppo di confronto per genitori di bambinI e bambinE da zero a tre anni su tematiche educative legate alle tappe di sviluppo dei bambini ecc… ecc…

Ore 10.00

Ciao Cristina.

Ciao megadirettrice galattica.

Ho visto che hai fatto il post per il gruppo Crescere insieme. Bello eh… anche l’immagine che hai utilizzato va bene.

Ma…?

Lo sai che sui social bisogna essere sintetici. Dovresti accorciarlo un po’…

Ok.

CRESCERE INSIEME, gruppo di confronto per genitori di bambinI 0-3 anni….

Ore 11.00

Pronto Cristina? Sono la collega psicologa. Ho visto che hai modificato l’articolo che ti ho mandato.

Si.. ho dovuto.. sai.. la megadirettrice galattica…

Si, però, dai… evitiamo di parlare sempre al maschile. Ho specificato apposta bambini e bambine… Sistemalo per favore…

Si ma… la sintesi… i social… instagram e le battute contate… l’asterisco al posto della desinenza proprio non mi piace…poi ho tante cose da fare, non ho tempo di stare a riguardarlo.. ok lo faccio… sigh… sob…

DIALOGO N. 2

Cristina ho pensato una cosa.

A si collega psicologa n. 2? Cosa hai pensato?

Ho notato che nei questionari di gradimento da inviare agli utenti che hai preparato poni le domande in modo poco inclusivo.

Cioè?

Per esempio quando scrivi: Da 1 a 10, quanto sei soddisfattO/A del nostro servizio?

Ho sbagliato ancora? Ma se ho messo l’opzione maschio femmina apposta…

Eh ma se una persona non si identifica né col genere femminile né con quello maschile potrebbe sentirsi discriminata.

Quindi…?

Potresti utilizzare una forma che non implichi l’uso del genere. Ad esempio: Da 1 a 10, che voto daresti al nostro servizio? Ce la fai a riscrivere tutte le domande in questo modo?

Si ma… sono praticamente pronti per l’invio… ho tante cose da fare, non ho tempo di stare a rifare tutto.. ok lo faccio… sigh… sob…

DIALOGO N. 3

Cristina?

Si collega psicologa n. 3, dimmi…

Ma perché tu, quando mandi le mail a tutto il personale, anche se siamo più di 30 femmine e solo 4 maschi, scrivi: Ciao a tutti e non Ciao a tutte e tutti?

Boh.. perché non ci ho mai pensato…

DIALOGO N. 4

Ciao collega psicologa n. 4. Sto aggiornando i documenti della sicurezza. Siccome tu sei membro della squadra antincendio, dovresti firmare per presa visione il documento di valutazione antincendio aggiornato…

Scusa Cristina, casomai io sono membrA della squadra antincendio…

Si… è vero… caspita… però ragazze….lasciatemelo dire… E CHE DUE COGLIONI!!!! E questo rigorosamente al maschile!!

Le mie colleghe – donne – psicologhe, stanno approfondendo il tema dell’inclusività, e sono molto agguerrite su questo fronte.

Io mi sono sempre considerata orgogliosamente femminista e inclusiva. Tuttavia devo ammettere che i loro appunti, mi fanno riflettere… In particolare quelli sull’uso della lingua e sulle discriminazioni implicite in essa in quanto prodotto culturalmente determinato.

Perché io, a differenza loro, non riesco proprio a sentire della discriminazione nell’usare il maschile se mi rivolgo ad un gruppo misto, per il semplice fatto che le regole della nostra lingua funzionano così. Non mi pongo il problema di come rivolgermi ad una persona che non si identifica né come femmina né come maschio, per il semplice fatto che il genere neutro in italiano non esiste. Mettere insistentemente la desinenza A per accentuare il femminile in parole che non ce l’hanno è una cosa che riesco a fare solo se non mi suona troppo come errore grammaticale.

Non sono contraria a queste cose, ci mancherebbe. Sono convinta che la lingua influenzi il pensiero e il pensiero la lingua, e che il loro rapporto determini il modo in cui vediamo e valutiamo il mondo, gli altri, noi stesse/i. Credo quindi sia giusto che sostantivi che prima non avevano il femminile in quanto afferenti realtà completamente maschili, come ad esempio ministro o sindaco, vengano declinati al femminile nel momento in cui questi feudi maschili vengono abbattuti.

Quello che non condivido è che questa cosa venga fatta per partito preso. Perché le modificazioni linguistiche avvengono di pari passo con i cambiamenti della società, del pensiero e delle sensibilità, e questi sono percorsi lunghi, che possono durare anche decenni. La presa di posizione di parlare schwa oggi, per esempio, mi sembra una trasformazione artificiale e meccanica, imposta da una certa intellighenzia ad una società in cui la sensibilità sulla questione non è che non ci sia, ma semplicemente non si è ancora spinta così in là da modificare l’uso e la struttura della lingua. Sono convinta che, nel futuro, quando il sentire collettivo sarà pronto, questi cambiamenti avverranno spontaneamente.

Perché a me, più che il maschile sovraesteso, offendono molto di più cose come il non sentirmi sicura ad uscire da sola la notte, l’esistenza di community come Sesso droga e pastorizia, le bellone poppute e inutili nei programmi calcistici o le vallette ridotte a grechine (rif. documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo) nei programmi televisivi,  la pornografia dilagante e la relativa misera visione della donna che sporca la mente dei nostri figli, le differenze salariali, le donne mobbizzate sul posto di lavoro al rientro dalla maternità, la prostituzione tollerata sulle nostre strade, ecc… ecc… ecc…

Post scriptum: questo post tocca un argomento molto caldo. Ho cercato di esprimere, con leggerezza, un’opinione del tutto personale e parziale, che spero non offenda la sensibilità di nessuno. Perché, a cercare di far rientrare in un breve articolo tutte le declinazioni possibili di un tema complesso come l’inclusività, si rischia di finire come Ciro dei The Jackal nel video linkato qui sotto, che vi consiglio di guardare perché è divertente e spiega anche il titolo del post.

2 pensieri su “UNISCI!!

  1. Domando: è possibile che tu (e nemmeno io, a dirla tutta) non ci veda niente di male perché utilizzando il maschile in termini che per secoli sono stati utilizzati in tale maniera, non sottintendi nessuna forma di superiorità/inferiorità/patriarcato prepotente? Perché esprimi il tuo femminismo inclusivo nella vita di tutti i giorni e non in un asterisco, forse?
    Mi sembra che questa storia dell’inclusività stia sfuggendo un po’ di mano creando più divisione di quanta già ce ne fosse… credo che vivere sereni, facendo meno pensieri e più azioni potrebbe portare più risultati in termini di convivenza con il/la/gl prossim*

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...